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CHI COMANDA A MOSCA - CARLO BENEDETTI - DATANEWS

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Quanti sono i cognomi che vengono dal freddo della vecchia Urss e della nuova Russia dominando, spesso, le pagine della nostra stampa? I vecchi Stalin e Breznev, ormai, sono superati. Al loro posto arrivano quelli di personaggi che rispondono ai nomi di Abramovic e Putin… Si delinea così una nuova schiera di "attori" che, prima o poi, saremo destinati a conoscere da vicino, nel bene e nel male.
Si scopre così, ancora una volta, che nella Russia di oggi esiste e si rafforza una nomenklatura con la quale bisogna fare i conti se si vogliono leggere e capire le corrispondenze da Mosca. Perché se si vuol essere al corrente su quel che accade sulle rive della Moscova bisogna attrezzarsi…
E cominciare, subito, col ripassare la lezione che riguarda, appunto, la voce "nomenklatura"… Un termine molto usato nella pubblicistica contemporanea a proposito della realtà politico-statale dell'Urss e della Russia. Si intende infatti con nomenklatura quel tipo di apparato autorizzato ad assumere responsabilità e livelli dirigenziali. Una sorta di albo professionale. Una vera e propria casta che, soprattutto negli anni '70, assunse in Russia i pieni poteri su tutta la società. Fu in quei tempi che il termine nomenklatura divenne sinonimo di "ceto privilegiato" dopo la pubblicazione dell'omonimo libro di Michael Voslensky (1980) e venne usato, soprattutto in occidente, per indicare l'insieme della classe dirigente dell'Urss, qualificandola come un mondo chiuso, bloccato e separato dalla società civile.
Ed ecco che ora - mutate le condizioni geopolitiche, con l'Urss che, crollando, ha lasciato spazio ad una nuova Russia - sono necessari alcuni importanti aggiornamenti. Arriva così questo libro di Carlo Benedetti (che tra Urss e Russia è vissuto per oltre venti anni come corrispondente dell'Unità) che ci consente di riscoprire la vecchia nomenklatura e di soffermarci su quella attuale. Il libro, infatti, presenta cento piccole biografie dei vecchi e nuovi potenti di Mosca, i loro legami con la classe politica dell´Urss, la loro formazione, i ruoli avuti nell´apparato dello Stato. Ma non è un solo elenco. Non è un manuale che può essere definito come "strumento di lavoro". C'è, infatti, un'ampia introduzione che ci spiega come e perché è nata la nomenklatura russo-sovietica, come si è andata sviluppando e quali ne sono state le caratteristiche. Dal passato il salto al presente, per capire il futuro. Sta in questo la particolarità dell'opera. Che ci spiega il passaggio dalle vecchie forme di promozione e di inserimento (fedeltà politica, adesione totale al sistema) carriera programmata) alle attuali fasi di collocamento.
E così scendono in campo nomenklature che si richiamano alle istituzioni bancarie, alla massoneria e alle tante mafie che dominano oggi la Russia di Putin… Ma Benedetti vuole anche alleggerire il discorso con alcuni riferimenti di stampo letterario. Si riferisce, infatti, ad alcune belle pagine ella vecchia letteratura russa che contribuiscono a segnare il clima. Il riferimento è a quella commedia di Gogol conosciuta col titolo L’Ispettore generale che fu rappresentata nel 1836 e che costituì l’ingresso – clamoroso – del burocrate “moderno” nel mondo della satira. La storia gogoliana era quella di un piccolo funzionario – Chlestakov – che di passaggio in una cittadina russa provoca un vero e proprio subbuglio nel torpido e corrotto establishment locale perché scambiato per un ispettore del ministero. Inviato dal governo centrale a fare un’inchiesta sui funzionari del luogo. Chlestakov, in pratica, è agli occhi degli sprovveduti paesani il rappresentante della nomenklatura: l’uomo inviato dal vertice.
I personaggi che sfilano così nella commedia - rievocata nel libro di Benedetti - sono emblematici. Perché rappresentano, pur nella varietà dei tipi, i medesimi istinti e vizi. Tutti rispettosi ed impauriti a cospetto dell’uomo della nomenklatura. Ma nello stesso tempo Gogol ci presenterà anche l’altra faccia della medaglia: la bassa nomenklatura. Quella che nel Cappotto è rappresentata dal piccolo impiegato Akakjevich. Il quale – per una serie di tragiche vicende – si trova ad essere rimproverato aspramente da un uomo dell’alta nomenklatura. Avvilito e ferito dalla dura reprimenda Akakjevich muore di crepacuore lasciando dietro di se niente altro che un mazzetto di penne d’oca, un quinterno di carta uso ufficio, tre paia di calzini…
Anche qui, quindi, satire, amare ed esilaranti, del mondo impiegatizio di un’antica Russia ma che si ritrovano ancora nella realtà sovietica dove continua e prospera l’alone di mistero attorno alla nomenklatura… E i richiami letterari non si fermano. Ci si riferisce a quel capolavoro dell’inglese George Orwell che nel 1943 nel suo libro La fattoria degli animali descrisse abilmente il processo di formazione della società realsocialista come storia della formazione e dello sviluppo di una nuova classe di padroni. In definitiva è questo il senso generale del libro che presenta non solo i nomi dei personaggi ma fa seguire una documentata antologia sia di frasi da loro dette che di citazioni e giudizi di politologi.
Ecco, quindi, che grazie alle tante nomenklature presenti (quelle che vengono da lontano e quelle che si sono andate formando nel momento dell’implosione sovietica) le opposizioni si sono sempre trovate a non aver spazio. Relegate in una specie di ghetto invisibile poiché i detentori del potere – proprio grazie alla piovra della nomenklatura – hanno sempre avuto il monopolio dei mezzi di propaganda e di persuasione occulta. E di conseguenza gli editori, la stampa, le sovvenzioni teatrali e cinematografiche, sono stati sottoposti ad una precisa discriminazione politica censoria. In definitiva con la nomenklatura si sono messi in moto meccanismi di soffocazione indiretta degli avversari.
Si può così concludere rilevando che il concetto leninista di “rivoluzionari di professione” (e non, quindi, di “rivoluzionari per vocazione”) è stato sempre più sviluppato sino ad essere sostituito con quello stalinista di “uomini della nomenklatura”, cioè personaggi da promuovere come “viti” (la definizione è di Stalin) di un enorme meccanismo, tutti alle complete dipendenze dei capi come “professionisti dello stato”. Era Stalin, appunto – ricordiamolo sempre – a sottolineare che: “i quadri decidono di tutto”.

Recensione di Rosa Bocconi
Ultimo Aggiornamento: giovedì, 13 dicembre 2018 11:58

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