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L'ALTRO ISLAM - LILLI GRUBER - RIZZOLI

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L'ALTRO ISLAM - LILLI GRUBER - RIZZOLI
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Prima di esaminare il libro è necessario un incipit introduttivo. Perché, qui, siamo di fronte ad uno dei paradossi che, a volte, riscattano la routine quotidiana… Proprio perché passiamo dal "piccolo schermo" alla "grande opera". Coinvolti - confessiamolo - dal volto di un personaggio conosciuto per anni nel corso d'appuntamenti televisivi, ben programmati, quotidiani. Tutti introdotti da una sigla musicale e resi attraenti dalle novità annunciate.
Il volto - simpatico, bello, sbarazzino, intelligente e carico di fascino - "era" quello di Lilli Gruber, giornalista televisiva, conduttrice del Tg1, inviata poi in Iraq a raccontarci la guerra americana… Ed ora, lasciata la "finestra" del Tg1 perché deputata europarlamentare (supervotata ed applaudita da un vastissimo elettorato), presenta questo suo libro dedicato al mondo misterioso degli sciiti. Si tratta di pagine che se da un lato vanno a costituire un "diario ragionato" dell'intera vicenda, dall'altro vanno lette come un singolare reportage storico che corre su vari livelli.
Proprio perché lo scritto porta il lettore-spettatore alla comprensione delle tante influenze religiose che costituiscono - nell'area interessata al conflitto in Iraq - un elemento importante per capire le tante differenze politiche e sociali. Ma, detto questo, è necessario tornare al "volto" della Gruber perché, in tutti noi, è ancora forte il ricordo della sua tv. Diciamo subito che il vero nome non è Lilli, ma Dietlinde. E che a venti anni debutta in due televisioni Telearena di Verona e Tele Bolzano.

Nell'84 entra nel Tg3 del Trentino-Alto Adige e di lì passa al Tg2 divenendo la prima donna in Italia a condurre un Tg in prima serata. Poi il grande balzo: inviata di politica internazionale dalla caduta del muro di Berlino alla guerra in Jugoslavia, dal crollo delle Torri gemelle al conflitto in Iraq… Ed ora, dal giugno 2004, europarlamentare che, con un "intervento" di valore geopolitico, si impone nuovamente alla nostra attenzione.
E così questo suo libro sugli sciiti - la minoranza del variegato mondo musulmano - ci introduce in una realtà sconosciuta al grande pubblico. E l'inviata mette tutta la sua passione intellettuale in questa avventura perché si pone come obiettivo primario quello di capire e far capire. Evidenzia fenomeni globali e li pone in rapporto alla molteplicità dei conflitti nazionali. Cerca di scavare nel cuore della profonda sintesi tra politica e religione, tra esplosioni di fanatismo e di violenza. E c'è sempre, nella sua analisi, la combinazione documentata di fattori sociali, politici, culturali, religiosi, nazionali. C'è, di conseguenza, un suo alto livello d'interpretazione che la evidenzia come scrittrice onesta e razionale che non nutre nessun rancore e che, di conseguenza, privilegia i fatti ai commenti.
Ma che sa sempre trovare, al momento opportuno, la posizione giusta, il tono giusto.

Di qui, quindi, il suo "dovere di capire". Con quel suo inizio che prende le mosse il 9 aprile del 2003 "quando vidi arrivare le truppe statunitensi a Baghdad". Quando - è sempre lei che parla in diretta dalla pagine del libro - "ebbi subito sensazioni contrastanti: da un lato la gioia per il crollo di un regime sanguinario, dall'altro l'oscuro presentimento che l'idillio tra l'Iraq e gli americani non sarebbe durato a lungo". Purtroppo il presentimento è diventato ben presto realtà…
Ed ecco la Baghdad di Lilli Gruber. Quella del 9 aprile 2004 quando si ritrova nell'ormai famoso Hotel Palestine… con il Tigri accanto… con un Humve americano grosso e tarchiato che gira in tondo nella piazza completamente vuota, dominata dalla cupola blu della sua piccola moschea… Immagini televisive che fanno da sfondo al più ben complesso apparato della scrittura. Che ci porterà, appunto, nel mondo iracheno, tra gli sciiti, tra i tanti problemi. La "nostra" inviata ci conduce, quindi, nella Green zone.
E qui, in un capitolo denso di fatti e commenti, c'è una notazione che vale la pena di riportare integralmente, proprio perché emblematica. "Siamo giunti - scrive Lilli Gruber - al momento clou di una visita nel cuore del dispositivo americano in Iraq. Eravamo abituati a paragonare il mondo di Saddam a quello di Kafka. Ho l'impressione che invece qui siamo caduti in quello del Dottor Stranamore".
Seguono poi capitoli che ci parlano d'Arbain, di Moqtada, dei tredici secoli di dissidenza sciita, del rapporto sciiti-sunniti…E sempre l'attenzione è concentrata sulla realtà, sulla storia e sul quotidiano con una forte tendenza che rivela una Gruber analista obiettiva della società. Capace di affrontare temi e problemi estremamente complessi, inediti ed importanti senza offendere il lettore, senza metterlo al muro. Proprio perché in tutta la costruzione dell'opera c'è il ritmo della storia in evoluzione, c'è un mondo intero che rivela la sua fase di dissoluzione. Ma l'autrice non si fa affascinare dal virus delle ideologie. Mantiene alto il livello d'interpretazione e al centro del suo impianto narrativo c'è sempre un'intelligente elaborazione e mediazione.
Singolare, in questo contesto, il capitolo XVII, quello che parla dello sciismo iracheno che è, appunto, un vero e proprio excursus storico.

E infine l'ulteriore viaggio. Quello che porta l'autrice da Roma a Bruxelles. E' la nuova tappa che Lilli Gruber definisce come un "importante cambiamento". E precisamente: "l'allontanamento dal giornalismo per dedicarmi alla politica". Una scelta maturata in poco tempo e dettata dalla dura realtà. Il trovarsi, cioè, a lavorare come giornalista con crescente disagio" in un servizio pubblico sempre meno pubblico perché sempre più controllato dal padrone unico delle televisioni italiane. Ed ecco, qui, alcune rivelazioni sulla cucina redazionale di una tv sempre più nel mirino della Presidenza del Consiglio…Il suo "scontro" con l'allora ministro degli Esteri Frattini il quale, ospite del Vespa di Porta a porta le grida in faccia, a proposito della resistenza in Iraq contro gli americani: "Ma quale resistenza, signora Gruber, quelli sono guerriglieri e terroristi!". E così Lilli Gruber ci ricorda l'Italia e le sue "politiche", le "lotte" e le forme assolutamente scomposte della dirigenza massima. Lei, invece, è protesa verso un altro mondo: quello della ricerca e dell'indagine. Ed ora - è lei che lo scrive a chiusura dell'opera - impegnata nella Commissione parlamentare delle Libertà pubbliche e, quindi, anche di libertà d'informazione.
Come dire: un ritorno a casa dopo averci invitato a studiare l'altro Islam.

Recensione di Carlo Benedetti
Ultimo Aggiornamento: mercoledì, 22 novembre 2017 10:15

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