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LA MADRE PERFETTA SEI TU - STEPHANE CLERGET - MONDADORI

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LA MADRE PERFETTA SEI TU - STEPHANE CLERGET - MONDADORI
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Stéphane Clerget è una psichiatra, ma scrive in modo semplice e comprensibile anche ai non addetti ai lavori. La madre perfetta sei tu non ripercorre lo schema abituale dei libri di self-help: esempi di vita vissuta snocciolati e commentati. Si tratta di un libro che si distingue per la sintesi e l’essenzialità e che risulta essere supportato da esperienze di vita vissuta nelle quali ogni lettrice può riconoscersi.
Il tema trattato è il rapporto madre-figlio, letto dal punto di vista della madre: è un libro al femminile, che racconta il desiderio di molte donne di fare al meglio il mestiere di mamma, di essere la mamma perfetta del titolo.
Per strano che sembri, non conosco molte donne che, a posteriori, dichiarino di esserlo state: ognuna ha qualcosa da rimproverarsi, se non altro il fatto di essersi goduta poco il rapporto col proprio figlio. Il problema è ben evidenziato nelle pagine di Clerget: la donna non può far a meno di sentirsi in colpa nei confronti del figlio, perché gli ha dato troppo o troppo poco, perché è stata troppo presente o troppo assente, perché è stata protettiva fino all’eccesso o perché non lo è stata abbastanza.
Questo libro invita a non sentirsi in colpa: il rapporto madre-figlio, infatti, è un rapporto a due nel quale il figlio mette del suo, manifesta il proprio carattere fin da piccolissimo e si contrappone alla madre, pur utilizzando metodi seduttivi nei confronti di lei. Il loro legame, unico e molto forte, deve fare i conti con la società nella quale viviamo, piegarsi alle esigenze lavorative della mamma, rapportarsi con il mercato connesso al bambino ed al suo sviluppo e così via.
Il compito della madre in questo contesto è talmente difficile e gravoso che non è proprio il caso di sentirsi in colpa: l’invito di Stéphane Clerget è perciò quello di accettarsi e di non essere troppo severe con se stesse.
Il libro è piacevole e confortante per le donne già mamme, per le future madri e…per le nonne.
Mi capita spesso di leggere saggi di questo tipo, relativi alla psicologia delle donne e dei bambini; si tratta di argomenti che mi interessano da sempre, cerco nei libri conferme o indicazioni di vita, oppure tento di capire alcune situazioni che conosco per esserne stata partecipe. Nello scegliere le mie letture, spesso vado al di là del romanzo e anche della trattazione divulgativa.
Resta da chiedersi quanto possa essere utile nella vita di noi tutti una lettura che travalichi le proprie competenze, che sia saggio e non racconto, che affronti alcuni argomenti da un punto di vista tecnico.
Sono convinta che la lettura faccia comunque bene anche quando ci si cimenta con argomenti non direttamente inerenti alla propria formazione culturale. Ho voluto però interpellare sull’argomento un addetto ai lavori.
Si tratta della dottoressa Silvia Garozzo*, psicologa e psicoterapeuta.
La lettura di saggi quali quello qui recensito può aiutare una persona a capire i problemi che sta vivendo e/o indurre comportamenti corretti in situazioni che la persona può trovarsi a vivere?
Sì. Assolutamente. A mio avviso, i saggi scientifici e gli scritti di divulgazione sono certamente utili se letti con spirito critico. E’ anche vero che più se ne leggono e più il lettore diviene capace di discernere. Certo ci sarebbe necessità di più pubblicazioni serie come quella di cui si parla in questa recensione e meno finti saggi, libri fai da tè, che lasciano poco spazio creativo al lettore.
A volte quello che si legge contrasta con le indicazioni di alcuni professionisti che sono accanto a noi e che noi stessi consultiamo. Può capitare che un libro di psicologia infantile contenga affermazioni contrastanti con quelle di un pediatra, oppure che un libro sulla nutrizione o sulla pulsione incontrollata a mangiare dia consigli in contrasto con le raccomandazioni del dietologo che abbiamo appena consultato. La cosa può generare confusione? Come scegliere libri ai quali dare fiducia?
Sì, la cosa può generare confusione. Ma la confusione è un fatto positivo se aiuta a confrontarsi, anche con il proprio medico o con il proprio psicoterapeuta su temi che si conoscono meglio. Potremmo scoprire che il saggio appena letto è poco valido e dirigersi verso autori più qualificati. Ma può anche succedere che sia il professionista a doversi ricredere.
Quello che sorprende spesso nella lettura di saggi è scoprire che, mentre ci sembrava di avere un problema assolutamente personale, facciamo invece parte di un "club"; in altre parole i problemi che ci sentiamo sulle spalle sono spesso comuni a molte altre persone. Può essere utile essere consapevoli di questo o diviene un modo per banalizzare il problema?
Credo che la condivisione di emozioni e sentimenti sia per l’essere umano di fondamentale importanza. Aiuta a non sentirsi dei mostri, a non sentirsi soli, a ridimensionare i problemi, ma soprattutto abitua ad aprirsi e confrontarsi con gli altri senza vergogna.
Capita ad uno psicoterapeuta di consigliare al paziente che ha in cura la lettura di un libro riguardante i suoi problemi? Ha senso farlo? In quali casi?
Assolutamente sì. Almeno a me capita. Io sono una lettrice e se un paziente è un buon lettore, un libro può aiutare e oltretutto lo responsabilizza riguardo alle sue difficoltà. Da una lettura, inoltre, si possono trarre spunti di discussione da usare in una seduta di psicoterapia.
Una persona che apprende per il tramite di un libro le caratteristiche di alcune patologie, mi vengono in mente gli attacchi di panico, è protetta più degli altri dal contrarle o può succedere che rimanga suggestionata dalla lettura e magari autoinduca alcuni sintomi?
No, purtroppo in alcuni casi i libri non aiutano, anzi. A volte gli ipocondriaci e gli ansiosi sono degli accaniti lettori di enciclopedie mediche con le quali si "fanno venire" molti più sintomi.
In conclusione quali consigli darebbe a chi, privo di qualunque conoscenza tecnica, entrando in libreria e girando per gli scaffali volesse scegliere titoli relativi alla psicologia?
Non darei consigli. I libri non si scelgono, sono loro che scelgono noi. L’unico consiglio è quello di leggerli sempre e comunque con spirito critico e di leggerne tanti, diversi, portatori di tesi differenti. E parlarne con qualcuno, un amico, il proprio compagno e anche ( perché no?) con il medico di famiglia. Quando si attivano scambi e ci si apre, si cresce come esseri sociali e la visione su se stessi e sugli altri diviene più nitida e più adulta.

Recensione di Sandra Rebecchi
Ultimo Aggiornamento: venerdì, 19 ottobre 2018 22:32

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