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IL DECLINO DELL'AMERICA - IMMANUEL WALLERSTEIN - FELTRINELLI

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IL DECLINO DELL'AMERICA - IMMANUEL WALLERSTEIN - FELTRINELLI
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Per gli Stati Uniti d'America le presidenziali-2004 (un misto di agitazione e timore, ha scritto il Boston Globe) sono alle porte. Si terranno il 2 novembre prossimo e vedranno in campo due schieramenti tradizionali: il Partito Repubblicano e il Partito Democratico. La coppia repubblicana regnante - quella di Bush-Cheney - punta a caratterizzarsi come una "equipé" energica, carica di ideali che tendono alla costruzione di una sempre più grand'America. Gli sfidanti democratici - Kerry-Edwards - si rifanno, invece, alla nota teoria secondo la quale dovranno essere i "grandi ideali" a disegnare l'America del futuro.
Molte, comunque, le previsioni, molti i sondaggi in merito. Si è anche visto, in proposito, che l'accoppiata Kerry-Edwards è arrivata alla convention del Partito democratico a Boston (26-29 luglio) con un vantaggio di 4-5 punti rispetto alla coppia regnante alla Casa Bianca Bush-Cheney. E, comunque, il 20% dell'elettorato si è dichiarato ancora incerto e proprio la conquista degli indecisi sarà decisiva per conquistare la presidenza nelle elezioni del 2 novembre. Sin qui la "fotografia" della situazione attuale. Ecco perché per avanzare nuove analisi, nuove previsioni e per comprendere la realtà americana c'è bisogno di una notevole documentazione. Ci viene in aiuto questo libro - che riteniamo prezioso - di Immanuel Wallerstein, noto politologo che dirige il "Fernand Braudel Center for the Study of Economics, Historical Systems and Civilization" ed è Senior Researche Scholar della Yale University.
La sua opera - che esce ora in traduzione italiana - è dedicata al "sogno americano", al suo "passato e futuro". E' un'analisi profonda - e spietata - degli Usa che si apprestano a votare per il nuovo Presidente. Non è, però, un libro di vita politica, un reportage dal palazzo. No. Siamo di fronte ad uno studio che affronta - sotto tutti i punti di vista - l'analisi della transizione americana. Opera, quindi, valida per bilanciare "rischi" e "costi" dell'attuale vicenda statunitense.
Wallerstein, in primo luogo, ci ricorda che l'11 settembre del 2001 "ha rappresentato un momento drammatico e sconvolgente nella storia americana" (p.9). Ma subito dopo tende a precisare - molto significativamente - che non si può e non si deve parlare dell'inizio di una "nuova epoca" proprio perché si è di fronte ad un "lungo periodo" iniziato già da tempo che segna il "declino dell'egemonia americana". Una tesi, quindi, ampiamente controcorrente che va ad incidere su un nuovo processo di vera mutazione genetica del mondo americano. La questione - per Wallerstein - va così analizzata sotto diversi aspetti. Intanto va ricordato che il "sogno americano" - quello di essere un punto di riferimento di tutto il mondo - non è proprio una rappresentazione fedele della realtà. Perché, tra l'altro, le vicende dell'11 settembre dimostrano che "una banda eterogenea di credenti fanatici, con pochi soldi a disposizione e con una dotazione militare persino inferiore, è stata in grado di sferrar un pesante attacco sul territorio statunitense, uccidendo alcune migliaia di persone e distruggendo o danneggiando alcuni tra i più importanti edifici a New York e Washington" (p.10). Ma poi, si chiede l'autore del libro, cosa è avvenuto? E' avvenuto che si è compreso che un 11 settembre non doveva accadere. Che bisognava tenere alta la guardia. E che, soprattutto, si è visto che i responsabili non sono stati catturati e che si è data solo una risposta militare: l'invasione dell'Iraq, un paese che si è ormai capito non aveva avuto nulla che fare con l'attacco dell'11 settembre.
Di qui tutte le problematiche che sono tornate poi ad esplodere investendo in pieno l'amministrazione del "giovane" Bush. Un presidente che, per dirla con H.D.S. Greenway, del "Boston Globe" dovrebbe sempre più caratterizzarsi con "una personalità forte, azioni coraggiose, grandi idee e un team competente". Ma niente di tutto questo - come si vede anche oggi - è avvenuto. Ed è proprio alla luce di questo contesto che Wallerstein avanza cinque ipotesi (o "elementi") che caratterizzano la situazione degli Usa. Parla, infatti, di "limiti della potenza militare" statunitense; dell' "intensità del sentimento antiamericano" nel mondo; di "ricadute negative dell'euforia economica"; di "pressioni contraddittorie del nazionalismo americano"; di "fragilità della nostra tradizione in materia di libertà civili".
Ecco, quindi, che si aprono ampi campi di indagine che trovano, nelle pagine di questo libro, precise documentazioni ed analisi. Ci sono, certo, valutazioni che possono risultare anche ingombranti. Ma c'è sempre viva nell'autore l'idea della costruzione di un'alternativa futura. Egli cerca, infatti, di individuare di volta in volta i temi più importanti. E sempre all'interno di regole precise e nella più assoluta trasparenza. E a tal proposito - proprio in relazione a queste prossime Presidenziali - non va dimenticato che se George W. Bush è un presidente energico e che ha preso molte iniziative, Kerry incarna invece l'uomo dai grandi ideali, è un Woodrow Wilson dei giorni nostri. Wallerstein punta così tutta l'architettura del suo libro sulle caratteristiche specifiche dell'attuale amministrazione Usa. E cerca di dimostrare - mentre la guerra all'Iraq è in pieno svolgimento - che gli Stati Uniti sono oggi "una potenza egemone in declino". Che registra, tra l'altro, un abisso tra la realtà e la retorica della Casa Bianca. Di qui le domande epocali che sono avanzate nel libro: che cosa significa - ad esempio - essere oggi antisistemici? ; oppure: quale futuro attende l'umanità? Il compito che si presenta all'intellettualità mondiale consiste quindi nello stabilire la scala delle gradualità.
Ecco, pertanto, che le analisi di Wallerstein sul declino degli Stati Uniti mostrano le crepe della Casa Bianca e della sua strategia globale. C'è, negli Usa, un riemergere di sospetti e di diffidenze. Ci sono reazioni difensive, di chiusura, di irrigidimento. Casa Bianca, Cia e Pentagono si trovano a fare i conti, in pratica, con gli effetti deleteri di una politica espansionistica. Di qui prende sempre più corpo la tesi dell'autore che riguarda la "vulnerabilità" degli Usa non i n seguito all'11 settembre, ma proprio nel periodo precedente l'11 settembre. Un modo di dire che già l'America di Bush - padre e figlio - era condannata al declino. E le pagine di questo crollo annunciato (un vero tramonto egemonico e di guida all'interno di una sfera d'influenza mondiale) sono tutte ben individuate. Si va da un XX secolo che segna il periodo del "Buio a mezzogiorno" (Koestler, identificava con questa espressione il sistema sovietico…) alle catastrofi organizzate dal sistema della globalizzazione; dall'esplosione dei nuovi razzismi su scala mondiale all'irrompere dell'Islam. Ecco perché - aggiungiamo noi mentre leggiamo con estremo interesse le tesi di Wallerstein - sembra chiaro che oggi si punti più - in queste presidenziali statunitensi - sul carisma che sull'esperienza politica, più sulla gioventù che sull'esperienza di guerra. Tuttavia, è anche chiaro che, arrivati a questo punto, l'andamento delle presidenziali dipenderà soprattutto da singoli eventi di politica interna e internazionale. In particolare, sarà la sicurezza a incidere all'ultimo momento sul voto degli elettori.

C'è poi la parte del libro che avanza la domanda sul futuro. E, praticamente, sulla ridefinizione degli assetti mondiali e al tentativo di confrontarsi con le nuove realtà geopolitiche. Wallerstein non lo dice apertamente, ma dal suo discorso risulta chiaro che le sue sono indicazioni di lavoro per uscire da una situazione di isolamento. Parla così di assetti internazionali, di atteggiamenti conflittuali e di regolamentazione della competizione per non modificare gli equilibri strategici. Ma la condanna del sistema è, comunque, netta. Tutto questo porta lo studioso a farci rilevare che: "Gli Stati Uniti sono passati dall'Afghanistan all'Iraq senza ottenere molto più del rovesciamento del precedente regime e del passaggio del potere ai signori della guerra locali". E ancora: ripeteranno queste "esperienze" in altri paesi? "E se la Siria - scrive Wallerstein - sarà il prossimo obiettivo, chi seguirà? Palestina, Arabia Saudita, Corea del Nord, Iran?".
Comunque vadano le cose - e quale che sia il risultato delle prossime presidenziali statunitensi - un fatto è certo: Bush ha suscitato ostilità interne ed internazionali. Ecco che si può dire che sicuramente il 2004 "potrebbe non essere l'anno di Bush". Questo, in sintesi, il messaggio-precisione dello studioso che non a caso parla di "Declino dell'America". Con un processo di mutazione genetica che coinvolge tutti gli americani. E che, di riflesso, va a sconvolgere quanti nel mondo seguono la grande America, i suoi sogni, le sue mire. Ma anche gli aspetti della sua decomposizione. Un evento, questo, carico di ansietà e disastri che ci porta a dire che siamo costretti a partecipare solo per poi poterci vantare di esserci stati.

Recensione di Carlo Benedetti

Ultimo Aggiornamento: mercoledì, 22 novembre 2017 10:06

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