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TRADIMENTI - GABRIELLA TURNATURI - FELTRINELLI

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TRADIMENTI - GABRIELLA TURNATURI - FELTRINELLI
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James Conrad ha affermato che "tradire" è una parola grossa. Che comporta, in primo luogo, l'esistenza di un vincolo morale. E può partire proprio da qui la nostra avventura nel mondo del tradimento e dell'abbandono. Tenendo conto che in tutte le ipotesi di mutamento della nostra "condizione" non sono possibili giustificazioni razionali. E così, quando si affronta il tema del tradimento e dell'abbandono si cerca, a volte, di bendarsi gli occhi per far finta che il "problema" non esiste.
Ma l'andare alla cieca non porta da nessuna parte. Si è soli, infatti, con la propria colpa, con la propria solitudine. Si è prigionieri di se stessi. La coscienza non si da pace. E a nulla vale il macabro gioco a nascondino, perché non si azzera il proprio passato. Il volto diventa una maschera senza volto, inespressiva, priva di segni di riconoscimento che la collochino in un qualche spazio ed in un qualche tempo. Si registra, così, un drammatico e pauroso smarrimento d'identità perché dal passato non ci si libera.
E' però anche vero che la strada del futuro può essere aperta ad ogni possibile manipolazione della coscienza proprio per reagire alle sfide della vita. Ma il quadro è piuttosto lugubre. Ed è sempre tardi per le recriminazioni… Storia e nostalgia si confondono e quel tanto o poco che ci si ritrova alle spalle non è niente.
C'è, in chi tradisce e abbandona, una drastica separazione dalla storia che lo condanna in un limbo infinito. La memoria non è più un gioco perché è annullata: non ha più radici. Trionfano le proprie bassezze. E ai figli queste cose non si potranno mai confessare perché, appunto, stanno in questo lo smarrimento e la rovina spirituale. A ciascuno il suo.
E ancora. Stiamo parlando - nel momento della stanchezza della storia - di abbandoni. Ed è proprio questo che ci spinge domandarci: cosa vuol dire abbandonare qualcuno? Vuol dire, forse, schermare la realtà? Entrare in uno stato particolare caratterizzato da una combinazione complessa di fattori dove contano lo smarrimento e il senso di abbandono? Siamo qui nel campo di una retromemoria difficile da scomporre e ricondurre entro i binari dei sentimenti della quotidianità. Tutto questo perché non ci potrà mai essere una rinnovata attenzione nei confronti del passato rapporto. E la questione non è più restringibile a un confronto di interpretazioni, di analisi dei linguaggi e dei contenuti. Il giocattolo della vita si è rotto con la fine di tutto. Anche le uscite di sicurezza sono bloccate. Inesistenti.
Ed ecco che in questo momento di misteri e di passioni troviamo un libro che ci offre alcuni spiragli di vita e di interpretazione. L'autrice dell'opera è Gabriella Turnaturi, docente di Sociologia al Dipartimento di scienza della comunicazione dell'Università di Bologna. E' lei che si chiede - e ci chiede - che cosa sia il tradimento. Tradire chi, che cosa, e, soprattutto, come? Tanti e complessi sono i significati del verbo tradire. Ma si sa che si può tradire per ambizione, per vendetta, per leggerezza, per affermare la propria autonomia, per cento passioni e cento ragioni.
Tradire (e nella religione troviamo Giuda e Pietro) significa sempre e comunque la rottura di un patto con il tradimento che diviene un'esperienza traumatica che destabilizza l'identità. Tradimenti piccoli o grandi che siano - ci viene spiegato - comportano sempre definizioni e ridefinizioni della nostra identità, ci pongono di fronte alla scelta di chi vogliamo essere per noi e per gli altri. Tradire, quindi, come un venir meno a un impegno, come deludere la fiducia, l'intimità, come rompere un patto. Il tradimento va così visto come un'azione, che elimina l'andamento e il senso dei rapporti fra le persone, spezza vincoli e patti, delude fiducia e aspettative, rinnega appartenenze. Ecco perché chi subisce un tradimento non può sfuggire al senso di vuoto. Si trova all’improvviso senza una casa. E nello stesso tempo chi tradisce, chi fugge, chi abbandona, distrugge tutto ciò che è stato precedentemente condiviso. Ma è chiaro - spiega l'autrice di questa singolare opera - che l'unica cosa che si può tradire è la propria coscienza. Tutto questo poiché il tradimento comporta la fuoriuscita da un rapporto etico e morale. Comunque chi sa già di tradire e abbandonare assume, in partenza, atteggiamenti di maggiore segretezza, di difesa; nel tentativo, appunto, di distogliere da sé l'attenzione dell'altro, o di aggressività per mascherare il senso di colpa. E così chi tradisce diviene imprevedibile, mostruosamente irriconoscibile. Detestabile. Poi, alla ferita del tradimento, si aggiunge quella inferta dal passare di un tempo di cui ci si sente espropriati. E' un tempo che non è più misurabile poiché nel tradimento il tempo appare contemporaneamente in eccesso e in difetto. Ecco perché - lo ricorda Gabriella Turnaturi - chi tradisce fa scomparire all'improvviso tutto il tempo che si credeva vissuto insieme e il tradito resta defraudato del tempo comune. Sorgono tanti e tanti interrogativi. Ma si evidenzia soprattutto il fatto che i tradimenti, dai più lievi ai più gravi, trascinano inevitabilmente una costellazione di emozioni. E così quando si è traditi si scopre all'improvviso di essere in balia degli altri, di essere stati ingannati, raggirati. Che i pezzi della nostra identità e della nostra vita sono dispersi, introvabili. Con il tradimento si ha come conseguenza l'abbandono.
E il tradimento viene vissuto come esperienza devastante. Ci si chiede: chi siamo ora? Ci si sente sminuiti, disprezzati e persino colpevoli… E alla mente tornano, in un carosello pauroso, anni di ricordi, di oggetti che testimoniavano di una storia in comune. E che ora, tutti, appaiono come un ammasso di roba vecchia. Chi viene tradito si trova così spiazzato, solo e nudo sulla scena con il tradimento che viene vissuto come un abbandono, ma anche come un'aggressione alla propria sfera più intima. Le tante dimensioni della tragedia ci fanno così scoprire (e, questo, grazie alle pagine del libro…) come il tradimento influisca sui cambiamenti e sulla morale. Con il tradimento e con il conseguente abbandono - lo ricorda questo libro - scompare anche quel concetto di "noi". Il Noi viene annientato, non esiste più. Crolla. Ma non ci sono nuovi spazi. Perché c'è stato il tradimento dell'intimità. E ci sono anche tradimenti che riguardano l'ambito di una tanto aspirata ascesa sociale: nascono dal fatto che si vogliono raggiungere posizioni sociali. Il tradimento, quindi, come un mezzo "legittimo" per ottenere il potere. Siamo all'eliminazione totale dell'etica e della morale. Nuove inquietudini, quindi, ci assalgono dopo aver chiuso il libro. Ma certe cose è meglio saperle piuttosto che ignorarle. Proprio per reagire alle ulteriori sfide della vita. I traditori sono imprevedibili. E così il consiglio è questo: cerchiamo di individuarli con una nostra selezione che dovrà essere impietosa. E, comunque, dolorosa…

Recensione di Carlo Benedetti

Ultimo Aggiornamento: venerdì, 17 novembre 2017 22:17

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