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E' SCOPPIATA LA TERZA GUERRA MONDIALE? - MARIO PIRANI - MONDADOR

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E' SCOPPIATA LA TERZA GUERRA MONDIALE? - MARIO PIRANI - MONDADOR
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Per analizzare questo libro - che, sin dal titolo, pone l'apocalittica domanda: "E' scoppiata la terza guerra mondiale?" - forse è opportuno riallacciarsi a quel grande scrittore Lev Tolstoj. Il quale, nella seconda parte dell'epilogo del suo capolavoro "Guerra e pace", scriveva: "Oggetto della storia è la vita dei popoli e dell'umanità. Cogliere in modo immediato ed esprimere in parole, ossia descrivere questa vita, non solo dell'umanità, ma sia pure di un popolo singolo, appare impossibile. Tutti gli storici dell'antichità hanno fatto ricorso allo stesso mezzo per descrivere e cogliere tale inafferrabile vita di un popolo. Hanno descritto le azioni d'individui isolati, posti a capo del popolo: e in queste azioni s'esauriva per loro l'attività del popolo intero". E sempre Tolstoj il 17 dicembre del 1853 scriveva che ogni fatto storico bisogna spiegarlo umanamente e rifuggire dalle espressioni della routine storiografica. E mandava a dire ai posteri che com'epigrafe per la storia avrebbe scritto: "Nulla io celerò. Non è sufficiente non mentire direttamente, bisogna sforzarsi di non mentire negativamente, cioè tacendo".
Ma la storia - sappiamo - è soprattutto storia di uomini, di fatti, di circostanze, di scelte. Dove il manifestarsi di grandi e piccole tensioni sociali ha sempre riservato sorprese ed insegnamenti. Che, di volta in volta, sono stati occultati, mandati in archivio; in particolare questo è avvenuto quando dall'analisi degli eventi si sprigionavano pagine di verità. Si è, infatti, passati dall'ipotesi di conflitti nucleari su base planetaria alla proliferazione di guerre regionali. E questo in particolare si è verificato anche nella nostra felix Europa che, dopo la fine della seconda guerra mondiale, aveva conosciuto il più lungo periodo di tregua della sua storia moderna. Le alterne vicende ci hanno poi portato ad "accettare" l'instabilità come denominatore politico comune ai sistemi politici del vecchio continente. Tutto questo per confermare (la guerra dell'Iraq è cosa quotidiana) che la guerra ricomincia a funzionare come prosecuzione della politica, con altri mezzi. Ecco perché il fare chiarezza sull'"uso" della Storia (espressione coniata da Jurgen Habermas) è stato (ed è) per i tanti osservatori politici e storici un mestiere difficile, guardato anche con sospetto. Va in controtendenza, ora, questo libro di Mario Pirani che con un approccio articolato e moderno ci porta a volgere lo sguardo all'indietro: per comprendere l'oggi e gettare sprazzi di luce sul domani.

L'opera ha il pregio della freschezza giornalistica proprio perché l'autore (è uno dei più attenti ed acuti osservatori di tutte le vicende sociali e politiche che caratterizzano il mondo dal dopoguerra ad oggi) ha raccolto e sistematizzato note, interventi ed analisi, che ha scritto quasi quotidianamente in un arco di tempo che accompagna l'evolversi delle democrazie tra il pacifismo e la difesa. Il libro non è però una semplice "somma" di quanto avvenuto negli anni che vanno dal 1991 al 2001. Pirani ha voluto dare all'impianto generale una caratteristica non antologica. Ha scelto la strada di un profondo impegno intellettuale sempre teso a rendere agevole la comprensione di complessi problemi. La "raccolta" si apre con una singolare introduzione che appare subito come un vero e proprio programma di ricerca dove si alternano dimensioni filosofiche e storiche. Pirani, qui, rifiuta l'analisi del dettaglio e tenta definizioni avanzate, insegnamenti, riflessioni. Il suo è un approccio strategico. Tutto per dire, subito, che a partir da quell'11 settembre 2001 ci siamo ritrovati, a poco a poco, nel pieno di battaglie e conflitti che hanno rivelato la novità di fine secolo e di inizio del nuovo millennio. Perché dall'equilibrio bipolare, fondato sulla competizione fra due blocchi militari equipotenti e contrapposti, si è passati al dominio pressoché incontrastato di un'unica gran potenza, assurta a gendarme esclusivo del mondo. Pirani (le cui analisi appaiono puntualmente sul quotidiano "la Repubblica", giornale del quale è stato uno dei fondatori) prende, quindi, le mosse dalla prima guerra del Golfo del 1990. Spiega e sostiene che: "gli aspetti petroliferi di questa guerra sono evidenti ma non determinanti, e se il dominio del mercato del greggio ha giocato un ruolo nella vicenda, esso è riconducibile alla pretesa irachena d'imporre agli Stati del Golfo e all'Arabia una politica di aumento dei prezzi che questi respingevano".

Poi Pirani volge lo sguardo ai fatti di casa nostra, conducendo il lettore nelle tante e tante settorializzazioni e parcellizzazioni della storia italiana. Ma lo fa con l'obiettivo della chiarezza e della linearità di linguaggio. Aperto sempre alle sollecitazioni di altri settori dell'informazione, ma allo stesso tempo deciso a non creare confusioni. Interpreta coerentemente le situazioni quando affronta il conflitto tra ebrei e palestinesi sottolineando, senza timori, anche le colpe di Israele e le lacerazioni del suo popolo. Passa poi alla guerra del Kosovo e alla posizione assunta in quei frangenti dalla sinistra italiana. Nota gli orrori del Kosovo tra pacifismo e realpolitik per giungere poi agli eventi dell'11 settembre. Questo per ribadire - in relazione all'intervento americano in Iraq - che "è difficile esportare la democrazia". E in questo contesto torniamo a leggere le sue analisi del gennaio 1992 quando precisava che la guerra del Golfo non aveva risolto le controverse questioni. Le aveva lasciate aperte insieme a dolorose ferite e "pericoli più o meno latenti".
Tutti gli scritti di Pirani vanno letti, quindi, alla luce di quel grande insegnamento che ci viene - per risalire a Voltaire - dalla "filosofia della Storia". Quella "espressione", appunto, che Voltaire utilizzò, alla metà del sec. XVIII, nell'introduzione della sua grande opera Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni. Affrontare filosoficamente la storia, in sostanza, significa assumere un atteggiamento razionalistico di critica delle fonti. Significa, altresì, liberare il passato dalle tradizioni mitologiche, dalle invenzioni di comodo, dai dogmi. Compito, certo, difficile, arduo. Tanto più che in momenti come questi le forze al potere (sia di destra sia di sinistra) non brillano per fervore intellettuale. Esprimono una paurosa carenza di progettualità mentre, a nostro parere, la polvere sollevata dal crollo del muro di Berlino, annebbia ancora i nostri deideologizzati orizzonti.

C'è poi, in quest'opera, un capitolo - tutto da meditare - che affronta alcune questioni di geopolitica, sempre aperte. In uno scritto dell'aprile 1999, ad esempio, Pirani si riferisce al fatto che all'Est non si possono escludere "derive nazionalistiche panslave". Una previsione di bruciante verità. Che più avanti si concretizza ulteriormente con l'analisi del ruolo dei "pacifisti" nei confronti della vicenda jugoslava. E qui, a mo' di documentazione, Pirani riporta una significativa lettera che nell'aprile 1999 gli indirizzò Pietro Ingrao. Un intervento chiarificatore che partiva da quel tragico ottobre 1956 per arrivare alle vicende di Belgrado e del Kosovo. C'era, in tutta la "polemica" tra Ingrao e Pirani (che fu, negli anni ruggenti dei fatti d'Ungheria, nella redazione dell'Unità diretta da Ingrao) il senso reale, di quella crisi globale che investì allora l'intellettualità "di sinistra". Lezioni, tutte, da meditare e ricordare senza paura. Soprattutto oggi per evitare i labirinti delle contrapposizioni fuori tempo. Ma il messaggio centrale di tutti gli interventi di Pirani va ben oltre le questioni della contingenza politica. Si riferisce, infatti, al drammatico dilemma che riguarda la situazione mondiale. E cioè se siamo già in guerra e che, nell'ordine dei conflitti mondiali, questa sarebbe la Terza. Cade così quel punto interrogativo che - come simbolo stimolante - è stato messo in copertina. E pur avanzando un timido e cauto pronostico (attutito da un "forse") Pirani ci dice, in pratica, che la Terza guerra mondiale è già scoppiata.
La cronologia che conclude l'opera - e che parte dal 1990 per concludersi nel marzo 2004 - è, appunto, un bollettino di guerra. Di qui l'invito dell'Autore a dar prova - tutti noi - di "maggiore intelligenza, cultura, realismo, spirito non demagogico di quanto fino a oggi dimostrato". Un invito a tutto campo che si conclude, però, con un nuovo interrogativo: "Non dovrebbe essere questo il terreno della riflessione e del confronto per una sinistra riformista ed europea?". Crediamo che abbia già dato una risposta positiva lo stesso Pirani. Ecco perché il suo libro ci sembra un validissimo contributo per un radicale e coraggioso ripensamento politico.

Recensione di Carlo Benedetti

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 18 gennaio 2018 00:31

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