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FIRMINO - SAM SAVAGE - EINAUDI

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FIRMINO - SAM SAVAGE - EINAUDI
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Firmino è un topo di biblioteca, un sorcio sporco e spelato, un esemplare brutto anche all’interno della sua stessa specie, che parla di se stesso come di uno scherzo della natura. E’ un topastro simpaticissimo.
Figlio di un’alcolizzata, vive con fratelli e sorella, in una libreria, nella quale ben presto resta da solo e comincia a rosicchiare libri per fame, se ne ciba, letteralmente. Poi, un bel giorno comincia a leggerli e, mentre la sua passione per la lettura cresce, sviluppa un nuovo rapporto con gli esseri umani, diventa filosofo, suona jazz su un piccolo pianoforte giocattolo e cresce, appagato, ma malinconico, assistendo infine alla distruzione del proprio ambiente, alla demolizione della libreria e del quartiere che la circonda, metaforico soffocamento della cultura.
Della letteratura Firmino ha un rispetto assoluto e incondizionato, è scrittore e lettore nell’animo, dichiara di lavorare ai suoi sogni "sviluppandoli a dismisura come romanzi", dice di aver portato per tutta la sua vita "il fardello di una immaginazione mostruosa" e che preferirebbe "morire che dimenticare".
Chi ama leggere, chi lo fa in modo compulsivo e anche un po’ disordinato, senza particolari preferenze o filoni privilegiati, chi si sveglia la mattina e assieme al caffè assapora qualche pagina, chi entra in libreria e si sente a casa propria e ci passa ore, magari con un occhio al portafoglio per vedere fin dove può arrivare con gli acquisti, si identifica completamente in Firmino, questo essere buffo, peloso, arruffato, ma riflessivo e un po’ illuso.
Quanto al finale del romanzo, non è poi così fantasioso: ricordiamo tutti che proprio a Roma, qualche anno fa, si visse la crisi di una grossa libreria del quartiere Appio Latino, i cui locali passarono di proprietà: l’acquirente ne avrebbe voluto fare una jeanseria. Si raccolsero firme di cittadini e il comitato di quartiere si attivò per salvarla, qualche giornale ne parlò e…la storia ebbe un lieto fine: quei locali sono ancora oggi frequentati da strane persone che vagano fra gli scaffali fermando il tempo e sfogliando pagine, annusando l’aria e sentendo, privilegiati, il profumo della stampa, lo stesso profumo della memoria, dei sentimenti, della cultura.
L’autore di Firmino, Sam Savage è un anziano esordiente e non sembra né l’una, né l’altra cosa. Il suo libro è delizioso. E’ stato pubblicato da una piccola casa editrice no profit americana e poi in Italia da Einaudi diventando in breve un best seller. Pochi giorni dopo la pubblicazione in Italia, su un quotidiano si affermò che il libro sarebbe un plagio del romanzo La bibliotecaria di Claudio Ciccarone, napoletano; quest’ultimo fu pubblicato nel 2000 e in esso la bibliotecaria del titolo era una tarma. Seguiva analisi comparativa delle analogie fra i due romanzi.
Dal 2 luglio scorso si può trovare in libreria, edita da Fanucci, La bibliotecaria, che, quando uscì, fu stampata in solo mille copie (Firmino pare sia arrivato a più di cinquantamila). Sembra che Fanucci, una volta vinta la gara con altre case editrici per assicurarsene la pubblicazione, abbia consigliato all’autore di cambiare il finale: al posto di una Napoli Rinascimentale, la tarma troverà una Napoli più attuale, in piena crisi da sovrabbondanza di spazzatura.
Non so dire se mi andrà di leggere della tarma Marta. Non capisco bene cosa si possa intendere con il termine plagio in letteratura, mentre mi viene più facile la comprensione del termine in altri ambiti. Non ho però intenzione di svalutare Firmino, né come topo di biblioteca, né come personaggio letterario.
Mi infastidisce la competizione commerciale trasferita nel campo dell’editoria da altri mondi. So bene che anche i libri sono un bene di consumo, conosco l’esistenza della concorrenza fra case editrici, sono spesso turbata come lettore dal livello dei prezzi di copertina. Come Firmino, però, ritengo che il mondo dei libri dovrebbe essere pervaso di autenticità, direi, senza timore di esagerare, di sacralità e quindi non voglio sapere di manovre commerciali non certo motivate da questioni culturali. Come dice Firmino:

Recensione di Sandra Rebecchi
Ultimo Aggiornamento: venerdì, 24 novembre 2017 06:49

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